Vecchio stagno
La rana si tuffa
Splash
Il 26 settembre del 1983 fu un giorno qualunque.
Il quotidiano calderone di gioie e dolori che cucina a fuoco lento l’umanità nello scorrere veloce della freccia del tempo; speranze, delusioni e illusioni che colorano gli sguardi stanchi sotto questo cielo perenne. Il sole sorse e tramontò, fu bufera o sole cocente, di tutto ciò quasi nulla fu scritto sulla sabbia sotto i nostri piedi.
Nonostante ciò accaddero tre fatti interessanti con riguardo al passato, al presente ed al futuro.
Alle 17,05, nella calda baia di Newport, Il 12 metri Stazza Internazionale AUSTRALIA II al timone di John Bertrand vinse la Coppa America, strappandola al New York Yacht Club dopo ben 132 anni. Per tutto quel tempo gli americani avevano accettato di essere sfidati nelle loro acque a suon di virate e stoccate alla boa, e avevano perso. Il mondo della vela gridò al miracolo. Quello di un piccolo uomo, l’architetto navale Ben Lexcen, che invece di progettare una bella barca, come facevano quasi tutti, disegnò la chiglia più brutta che si potesse pensare, trasformando così la barca in una efficientissima macchina capace di ottimizzare la relazione tra acqua e aria. Bella non era, ma navigava come fosse su binari, e vinse. Gli australiani divennero i velisti più bravi del mondo.
Il secondo avvenimento fu più straordinario, ma venne tenuto segreto per sei anni e anche dopo l’89 non ebbe un’enorme risonanza, sebbene riguardasse la vita di diversi miliardi di uomini.
Quel giorno il 44enne Tenente Colonnello della Divisione Missili Strategici della CCCP Stanislav Yevgrafovich Petrov stava facendo il suo turno di servizio nel bunker Serpukhov 15, a pochi chilometri da Mosca. Alle 21h 44’ il monitor del controllo satellitare lo informò che un missile era stato lanciato dagli Usa verso un obiettivo russo.
In quel periodo la tensione della guerra fredda era in uno dei suoi massimi ricorrenti. Ronald Reagan alla Casa Bianca aveva rilanciato per l’ennesima volta l’ipotesi dello Scudo Spaziale e i russi avevano abbattuto un volo di linea koreano che era entrato senza autorizzazione nello spazio aereo. A bordo c’erano numerosi americani, tra cui addirittura un membro del Congresso Usa.
Il Colonnello Petrov non si eccitò molto. Capitavano spesso dei falsi allarmi, soprattutto per singoli contatti radar. Un solo missile era improbabile: se si vuole fare un attacco nucleare, o si attacca in modo definitivo oppure l’azione equivale ad un suicidio.
Dopo cinque minuti però il satellite segnalò un nuovo contatto e poi altri due. Trenta secondi ancora e altri cinque contatti radar apparvero sul monitor del bunker. Sembrava che un’intera flotta di missili intercontinentali a testata multipla fosse stata lanciata senza preavviso per vaporizzare la patria russa.
Petrov iniziò la procedura di lancio del contrattacco mentre il monitor indicava l’apparire di nuovi target, con traiettorie d’impatto dalla Russia europea verso est, fino all’estremo oriente dell’Asia. Aveva solo 30 minuti per decidere prima che le testate arrivassero.
Non doveva cercare alcuna conferma, non doveva parlare con nessuno. Gli ordini e le procedure ripassate migliaia di volte nelle esercitazioni erano univoche: lanciare i missili e cancellare la terra.
Petrov decise di lasciare abortire la procedura di lancio. Nessun missile sovietico lasciò la sua rampa e Petrov evitò l’estinzione del genere umano.
Fu processato perchè aveva disubbidito agli ordini, ma non fu condannato. Trasferito ad altra sede, molto meno impegnativa, entrò prematuramente in pensione.
Nel 1990, caduto il muro di Berlino, la storia divenne di dominio pubblico e nel 2006 Petrov è stato insignito del Premio Cittadino del Mondo dall’Onu.
Il terzo avvenimento interessante di quel giorno riguardò pochissime persone per trentasei anni, e nessuna di esse gli dava grande importanza.
Alle 23.12 ora locale, il Dott. Paul Wild ai comandi del suo telescopio astronomico di un metro di diametro, scoprì un asteroide classificato Amor, dall’orbita molto eccentrica, e lo chiamò Don Quixote, classificandolo col numero progressivo internazionale 3552. Paul Wild è oggi professore emerito e direttore dell’osservatorio astronomico dell’università di Berna. Grande appassionato di letteratura e prolifico scopritore di asteroidi, assegnò al sasso cosmico questo strano nome a ragione della sua orbita molto eccentrica.
Don Quixote è un sasso di 19 km di diametro, con un periodo di rotazione di 7,7 ore e compie un intero giro della sua orbita in 8,69 anni, passando all’interno dello spazio compreso tra l’orbita terrestre e quella marziana. L’inclinazione del suo piano orbitale rispetto a quello del sistema solare è di 30 gradi e il semiasse maggiore dell’orbita è pari a 4,22 volte la distanza della Terra dal Sole. Ogni tanto denuncia una strana varianza dei suoi parametri orbitali. Qualcuno però, sulla Rete, si è divertito nel gioco dell’assurdo, definendone l’aspetto astrologico, cioè ulteriore e laterale della sua esistenza, pubblicando un divertente testo certamente derivato dalla singolarità del fatto che un asteroide potesse avere lo stesso nome di un famosissimo e umanissimo personaggio della letteratura mondiale.
La coincidenza dei vertici nord e sud dell’orbita con le costellazioni dei Pesci e della Vergine suggerisce a questo ignoto giocherellone la vera essenza dell’asteroide in “un profondo altruismo, nella capacità di prendere la vita per quella che è al solo scopo di fare bene ciò che si è costretti (in qualche modo) a fare. Applicando la numerologia al suo codice internazionale 3552 si ottiene la somma di 15 e la riduzione a 6, numeri che indicano le gesta generose e lo spirito di servizio per l’intera umanità; il monito contro la spensieratezza, l’egoismo e l’egocentrismo; l’esempio contro l’arroganza”. Come in “Don Chisciotte”, suggerisce il nostro blogger, “non è la volontà a fare l’eroe, ma le banali circostanze. Se insisti a diventare un eroe nella normalità del tran tran quotidiano puoi attirarti addosso solo il ridicolo. ll numero 15 allude a problemi con il sesso opposto: uscire di casa per salvare il mondo può rendere ciechi ai preziosi gioielli nascosti nelle semplici relazioni umane. Un prezzo troppo alto da pagare in una sola vita.”
Anche queste parole dovevano restare nascoste in una piega del Web per anni. Solo nel 2018 qualcuno fu abbastanza eccentrico da leggerle con un sorriso sulle labbra.